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  Nello sbando dell’8 settembre 1943 molte fazioni a Bergamo cercano di organizzarsi per un verso o per l’altro: proposte di arruolamento volontario, appelli alla resistenza armata, fughe all’estero, direttive dell’Associazione Ex Combattenti, cadute nel vuoto.

  Le prime armi conquistate da gruppi non organizzati sono quelle prese ai soldati di guardia alla Prefettura ed a coloro che andavano a consegnarle spontaneamente pensando che la guerra fosse ormai finita.

Alla fine con una ventina di fucili si forma la prima squadra partigiana di Bergamo.

  Poche ore dopo, esattamente alle 16 del 9 settembre arrivano i tedeschi ad occupare la città. Molti esponenti dell’antifascismo lasciano le loro case e entrano in clandestinità.

  Un gruppo di giovani che non avevano mai fatto attività clandestina e non erano collegati con partiti o altre organizzazioni danno allora vita al primo gruppo di lotta armata, chiamato “Banda Turani” dal nome del loro capo, un architetto non politicamente attivo prima del 25 luglio, che inizia la sua attività senza particolari obiettivi politici, più con modalità assistenziali (distribuzione di vestiti e cibo), che poi diventeranno politici e militari.

  Il loro attivismo spontaneo ed entusiasta attira molti giovani, fra cui anche Velia, ma anche alcune spie. A dicembre sono tutti arrestati dalla Gestapo e richiusi nel Convito Paleocapa, trasformato in prigione provvisoria.

  Dopo mesi di carcere, Turani viene fucilato il 23 marzo del ’44. Pochi altri sono rilasciati tra questi Velia che però poco dopo è costretta a lasciare la città e ad entrare in clandestinità.

Da "Il Movimento di Liberazione in Italia"

n° 65  ottobre-dicembre 1961

A fianco: la testimonianza del partigiano Angelo Paris (Mario) pubblicata da l'Eco di Bergamo l'8 settembre 1983