Carissimo Giorgio,

approfitto dell’ozio forzato in cui mi trovo immersa, per parlare conte di cose non del tutto necessarie.

Notando in te una crta tendenza al convenzionale, mi sento impacciata. E’ stata una sorpresa. Non ti ricordavo così e, il sentirlo come una tua necessità mi ha dato dispiacere. Ma più dispiacere mi ha dato constatare come, nella lontananza, la mia persona avesse assunto in te contorni ben definiti, entro un tuo schema. Uno schema inventato da te, con pochi punti di contatto con la realtà. Io non assomiglio a quella che tu ormai hai definito, e per questo ti ho sentito così lontano. Mi ribello alle tue definizioni. Quello che tu definisci un’avventura, ne è invece l’opposto. Quello che tu pensi il mio lavoro, non lo è. Quello che tu pensi sia bene che io faccia, non so davvero se lo è: vivere alle spalle dei miei, senza far niente, aspettando.

Mi hanno detto che tu sei paterno, che questa è una delle tue qualità più spiccate. Forse perché sei capace di sostituire gli altri nell’opinione che essi hanno di se stessi?

Mi consola sapere che almeno, in cambio dei difetti che mi attribuisci, ignori i difetti che ho, forse peggiori. E mi consolo anche pensandoti senza quella veste convenzionale che ti sei voluto mettere. Non è pericolosa? Spero di no, con tutto il cuore. Non dimenticherò mai il combattente forte e comprensivo che per primo mi ha aiutato a capire alcune prime importantissime cose. Dimmi pure, quando mi vedi, tante bugie. Mettiti l’abito dell’onorabilità e avvolgitici tutto. Io ti vedo sempre così, ed è per questo che, nonostante tutto, ti stimo e ti voglio bene.

                                                                               Francesca (*)

 

p.s. Questa lettera andrà nella cartella di quelle a cui non si risponde perché (bugia), sono le più care e non si trova il tempo per farlo.

 

p.s.2 Se per caso Sereni che si ricorda di me con simpatia (altra bugia), davvero mi potesse far lavorare a Roma, ricordati che, vendendo tutti i miei effetti, vivrò solo fino alla fine di agosto. Poi, se non avrò trovato il mio posto nella lotta così, bisognerà che lo trovi in altro modo e, forse, molto lontano da qui.

 

p.s.3 Quanto alla faccenda che lavoro e relazioni personali devono essere sempre separati, è anche questo uno schema che a volte non ha senso. Infatti perché allora ci sono coppie nelle Federazioni che lavorano insieme? E’ vero che non sempre il metodo dà buoni risultati. Ma nel mio caso la faccenda è diversa. Io, per ora, non faccio coppia con nessuno. E ciò che hai detto è tanto assurdo, è come se io dicessi che tu non devi lavorare vicino a Togliatti, perché, oltre ai rapporti di puro lavoro, ci sono tra voi rapporti di stima, amicizia, devozione, ecc.

 

p.s.4 Sono stanca di riposare. Ti saluto ancora. Credo che ti verrò presto a trovare.

(*) Francesca è il nome in Clendestinità di Velia Sacchi